Libere professioni in Italia: sintesi dell’articolo “Più digitale, aggregazione e formazione”

Riprendo e condivido, questo articolo una pubblicazione di CONFPROFESSIONI UMBRIA che espone con dovizia di particolari, un tema noto e sapientemente trattato e spiegato con competenza dal Presidente di Confprofessioni, il Dott Marco Natali.

Il settore delle libere professioni continua a crescere, ma si trova al tempo stesso ad affrontare un processo di profonda evoluzione organizzativa e professionale. Il quadro che emerge evidenzia come tecnologia, formazione continua e collaborazione tra professionisti stiano assumendo un ruolo sempre più rilevante nella competitività e nella capacità degli studi di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

In Italia i liberi professionisti sono circa 1,38 milioni, pari a quasi il 6% degli occupati e al 5,8% della popolazione. Dopo la flessione registrata nel periodo pandemico, il comparto ha ripreso a crescere: +0,8% tra il 2022 e il 2023 e +1,3% tra il 2023 e il 2024, con un incremento complessivo indicato nell’ordine dell’8% nell’ultimo decennio.

Resta aperto il tema del ricambio generazionale. I professionisti con meno di 35 anni rappresentano circa il 16% del totale, una quota sensibilmente inferiore rispetto a quella riscontrata tra i lavoratori dipendenti. L’età mediana si attesta intorno ai 50 anni per gli uomini e ai 46 anni per le donne.

Parallelamente, sembra consolidarsi una progressiva evoluzione della struttura organizzativa degli studi. Nel 2025 i professionisti con dipendenti rappresentano il 17,6% del totale, dato che viene interpretato come un segnale della tendenza verso organizzazioni maggiormente strutturate.

Particolare attenzione viene riservata alle competenze sulle quali i professionisti intendono investire nei prossimi anni. Le principali aree di interesse riguardano digitalizzazione e innovazione (43,7%), aggiornamento tecnico e normativo (32,1%), intelligenza artificiale (21,7%) e gestione dello studio (14,4%). La formazione tende quindi ad assumere una duplice funzione: mantenere elevata la qualità tecnica della prestazione e, contemporaneamente, migliorare l’organizzazione e l’efficienza dei processi interni.

Anche il modello tradizionale dello studio professionale appare destinato a evolversi. Alla figura del professionista che opera prevalentemente in autonomia si affiancano con crescente frequenza reti professionali, studi associati e società tra professionisti, attraverso cui condividere competenze, strumenti, investimenti e specializzazioni.

Per gli studi di piccole e medie dimensioni, la collaborazione può rappresentare uno strumento concreto per ampliare l’offerta di servizi e sostenere gli investimenti necessari all’innovazione. Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale può contribuire ad automatizzare e supportare numerose attività operative, senza sostituire gli elementi che continuano a caratterizzare il valore della prestazione professionale: capacità di giudizio, competenza tecnica, responsabilità e relazione con il cliente.

In termini operativi, per uno studio professionale diventa quindi opportuno individuare i processi maggiormente suscettibili di digitalizzazione, programmare con continuità la formazione dei professionisti e dei collaboratori e valutare forme di collaborazione stabile per l’acquisizione di competenze specialistiche non presenti internamente.

Precisazione sui dati: le informazioni statistiche richiamate riguardano il complesso delle libere professioni italiane. I dati riportati non sono pertanto riferibili specificamente alla categoria dei Dottori Commercialisti, per la quale sarebbero necessarie informazioni statistiche dedicate.

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